Un libro per conoscere Edward Hopper, il grande pittore della solitudine americana

Un libro per conoscere Edward Hopper, il grande pittore della solitudine americana

Il volume che raccoglie “Dipinti e disegni dai libri mastri” del grande pittore statunitense Edward Hopper (Jaca Book, 152 pagine, 50 Euro) è un’opera per appassionati della materia, ma è anche per tutti coloro che amano la bellezza. L’artista (1882-1967), che è un esponente del realismo americano ed è famoso per gli straordinari ritratti di una struggente solitudine, sa toccare nel profondo le corde dell’emozione. Il libro (bellissimo) guida in maniera efficace i lettori, grazie a un lavoro redazionale di prim’ordine, a un’accurata e completa cronologia e all’introduzione di Adam D. Weinberg e ai saggi di Deborah Lyons e Brian O’Doherty.
E’ l’inventario di una vita al servizio dell’arte, quello che emerge dai libri mastri di uno degli artisti più taciturni dell’era moderna, i ledger books oggi al Whitney Museum di New York. Insieme a sua moglie Jo, Edward Hopper ha registrato le tele e i dipinti venduti, ha tenuto la contabilità e annotato i pagamenti ricevuti, i dettagli su acquisti, acquirenti, soggetti prescelti, tecniche e materiali utilizzati, ma anzitutto ha usato questi quaderni per creare schizzi e redigere commenti di ogni dipinto. Fu la moglie dell’artista, a sua volta pittrice, a tenere i registri già subito dopo il loro matrimonio nel 1924, proseguendo fino alla morte di Edward Hopper, nel 1967. Gli schizzi di ogni quadro sono accompagnati da descrizioni, memorie ed estratti di conversazioni e aneddoti, trascritti in modo colloquiale: una vera e propria biografia condivisa, a testimonianza della loro grande complicità di coppia. Un inventario artistico e narrativo della carriera di Hopper, attestazione di una genialità capace di trasformare osservazioni quotidiane in capolavori senza tempo. Il lettore diviene spettatore invisibile e silenzioso del laboratorio privato di uno dei più importanti artisti del ventesimo secolo, definito il pittore della solitudine americana.
Scrive Adam D. Wedinbedrg nell’introduzione al volume: “Mentre l’uomo Hopper si allontana sull’orizzonte della storia, i libri mastri ci aiutano a fissare i fatti, a ‘posizionare l’artista’ e a fare luce sulle riflessioni che circondano le sue creazioni. Ben presto gli ultimi individui che conobbero personalmente Hopper verranno meno, e i libri mastri acquisteranno un’importanza ancora maggiore quale testimonianza dei risultati da lui conseguiti. Essi costituiscono una fondamentale attestazione di una genialità capace di trasformare osservazioni quotidiane in capolavori senza tempo”.
Deborah Lyons, dal canto suo, sottolinea che “forse nessun artista ha catturato l’immaginazione americana più di Edward Hopper. Pittore di incisivi distillati della vita nell’America novecentesca, era parsimonioso nell’impiego dei mezzi e limitava al mino i dettagli – ma le sue tele spartane evocano nondimeno nell’immaginazione dell’osservatore scene di grande impatto drammatico e nostalgico. Sebbene cariche di emozione, le sue opere traggono origine dai momenti più ordinari dell’esistenza moderna, momenti che si ricollegano ai fugaci ricordi della sua America – la roadside culture, i palazzi da pellicola hollywoodiana, le città a misura d’uomo e i negozi delle piccole cittadine. Sembra appropriato che l’inventario delle opere realizzate nel corso della sua vita giunga sino a noi per tramite di comuni libri mastri acquistati per pochi centesimi all’emporio”.

Red. Cro.

Commenta con Facebook