“L’ultimo re di Napoli”: l’esilio di Francesco II di Borbone in un libro di Gigi Di Fiore

“L’ultimo re di Napoli”: l’esilio di Francesco II di Borbone in un libro di Gigi Di Fiore

Il libro di Gigi Di Fiore, “L’ultimo re di Napoli” (Utet, 224 pagine, 18 Euro), racconta con vivacità narrativa e l’aiuto di documenti inediti o poco noti “L’esilio di Francesco II di Borbone nell’Italia dei Savoia”. Sbeffeggiato come “Franceschiello” dalla stampa risorgimentale, ricordato dai più come l’imbelle sovrano di un Regno delle Due Sicilie destinato al tramonto, Francesco (1836-1894) – sottolinea Gigi Di Fiore – è in realtà solo un ragazzo quando, con la capitolazione di Gaeta, perde per sempre il trono su cui era salito da meno di due anni. Per i successivi trentatré vivrà in esilio. Ma è proprio in questo periodo, negli anni trascorsi tra Roma e la Baviera, tra Parigi a Vienna, che si delinea il carattere di un uomo complesso, capace di riscattare con compostezza la sconfitta e la scomparsa di un mondo di cui fu l’ultimo sovrano. Così Matilde Serao tratteggiò la figura di Francesco II di Borbone due giorni dopo la sua morte: “Mai principe sopportò le avversità della fortuna con la fermezza silenziosa e la dignità di Francesco II. Colui che era stato o era parso debole sul trono, travolto dal destino, dalla ineluttabile fatalità, colui che era stato schernito come un incosciente, mentre subiva una catastrofe creata da mille cause incoscienti, questo povero re, questo povero giovane che non era stato felice un anno, ha lasciato che tutti i dolori umani penetrassero in lui senza respingerli, senza lamentarsi”.
Con la seconda vita di Francesco II, il volume di Gigi Di Fiore ci racconta pure l’Italia di quegli anni con suoi protagonisti: Vittorio Emanuele II e Umberto I, Depretis e Crispi, gli anarchici, i diplomatici, i papi e gli imperatori. Tutti gli interpreti di un periodo cruciale per la storia del nostro Paese, tra i quali l’autore assegna un posto a uno dei vinti del Risorgimento, appunto all’ultimo re di Napoli. Per concludere questo nostro articolo sulle drammatiche vicende di Francesco II, spunta dal libro di Gigi Di Fiore la possibilità di farlo con una battuta: “Dopo decine e decine di visite, cercò di mettersi a letto. Ci rimase poco, era agitato. Alle tre del mattino era già in piedi e decise di vestirsi rapidamente per l’ultimo solenne atto da re delle Due Sicilie. Diede uno sguardo all’assai poco regale alloggio che aveva occupato negli ultimi giorni di accaniti e feroci bombardamenti. L’ansia crescente non gli fece toccare cibo. Mentre aspettava che la moglie fosse pronta, Francesco II si avviò al piccolo scrittoio, intinse il pennino nel consumato calamaio e su un foglio di carta scrisse: ‘Siamo fottuti, Regina’”.

Red. Cro.

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