Il mito delle origini del popolo italiano in un libro di Antonino De Francesco

Il mito delle origini del popolo italiano in un libro di Antonino De Francesco

Il libro di Antonino De Francesco, “L’antichità della nazione” (FrancoAngeli, 244 pagine, 29 Euro), analizza – come recita il sottotitolo – “Il mito delle origini del popolo italiano dal Risorgimento al fascismo”. L’autore sottolinea che nella cultura politica italiana la lettura della storia nazionale sotto il segno dell’insufficienza democratica si è sempre affiancata a quella che, invece, ne valorizza il richiamo ai valori risorgimentali. Il libro cerca altra strada per misurare ampiezza e limiti del processo di nazionalizzazione, leggendo come, tra Otto e Novecento, il ricorso al tema dell’autoctonia delle sue genti informasse lo stereotipo dell’identità italiana. In tutta Europa l’Ottocento politico favorì un forte interesse per il tema dell’antichità delle nazioni. L’Italia del Risorgimento non fece eccezione e sin dagli anni napoleonici si confrontarono due letture tra sé contrapposte: d’un lato chi, come Vincenzo Cuoco, parlò di unità etnica, dall’altro quanti, sulla traccia di Giuseppe Micali, puntarono sul solo comun denominatore culturale.
Questo differente approccio alle origini della nazione – una sola per Cuoco, plurima per Micali – ha informato tutta la cultura politica italiana fino al fascismo e il libro ripercorre i molti interventi che da angoli differenti e d’ordine politico opposto tornarono su una posizione come sull’altra per trovare conferma oppure solo conforto alle diverse proposte circa l’identità della nazione. Questa discesa per i meandri del sapere antiquario e poi delle discipline storico-antropologiche consente di tornare sulla storia culturale dell’Italia tra Otto e Novecento da un angolo poco esplorato attraverso il quale individuare dove, come, quando (e soprattutto perché) il movimento nazionale abbia conosciuto una drammatica involuzione.
Antonino De Francesco è professore ordinario di Storia moderna presso il Dipartimento di studi storici dell’Università degli Studi di Milano. I suoi interessi di ricerca vertono sull’età delle rivoluzioni con una particolare attenzione allo studio delle culture e delle pratiche politiche. In ambito propriamente italiano, è specialista degli anni napoleonici e del primo Ottocento e guarda con interesse alla storia del Mezzogiorno. Tra le sue numerose pubblicazioni, vogliamo ricordare ai nostri lettori “La palla al piede. Una storia del pregiudizio antimeridionale” (Milano 2012).

Red.

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