Un libro di grande interesse, “Critica della teologia politica” (Quodlibet, 272 pagine, 222 Euro), raccoglie “voci ebraiche su Carl Schmitt”. Walter Benjamin, Hans Kelsen, Leo Strauss, Karl Löwith e Jacob Taubes sono i cinque filosofi che i curatori di questo volume (Giorgio Fazio e Federico Lijoi) hanno scelto di porre sullo sfondo del comune riferimento critico a Carl Schmitt. Si tratta di protagonisti indiscussi del Novecento filosofico e, allo stesso tempo, di testimoni in prima persona dei suoi drammi e delle sue tragedie. I saggi qui raccolti, corredati di un commento che ne illustra il contesto storico e teorico, testimoniano l’incidenza che il pensiero di Carl Schmitt ha avuto su alcuni degli intellettuali più importanti del Novecento ebraico-tedesco, in una forma che va dall’ammirazione critica, come nel caso di Benjamin, Strauss e Taubes, al rifiuto netto, come in quello di Kelsen e Löwith.
L’inedito accostamento tra questi testi permette di cogliere come ciascuno di questi filosofi abbia individuato nella critica della teologia politica di Carl Schmitt il varco attraverso cui penetrare nella dimensione più ambigua e ideologica del suo pensiero, avviando così un lavoro di attenta discussione critica della sua concezione della sovranità. Un tipo di approccio critico, quello sviluppato da questi autori, che in un tempo come il nostro si rivela più che mai prezioso, dal momento che i demoni della sovranità e delle teologie politiche che la nutrono sono tornati a calcare minacciosamente la scena della nostra contemporaneità.
Segnaliamo ai nostri lettori, oltre ai saggi dei suddetti Walter Benjamin, Hans Kelsen, Leo Strauss, Karl Löwith e Jacob Taubes, le riflessioni di Dario Gentili (“Lo stato d’eccezione come regola. Walter Benjamin come rovescio di Carl Schmitt”), Federico Lijoi (“Si può difendere la democrazia con la dittatura? Hans Kelsen e Carl Schmitt sul custode della costituzione”), Massimo Palma (“Carl Schmitt, Leo Strauss e la strana lotta tra due liberalismi”), Giorgio Fazio (“L’occasionalismo della decisione sovrana e i diritti imprescrittibili dell’uomo. Karl Löwith a confronto con Carl Schmitt”) ed Elettra Stimilli (“L’enigma del Leviatano e ‘il primo ebreo liberale’. Carl Schmitt e Jacob Taubes a confronto con Hobbes”).
Carl Schmitt (Plettenberg 1888-1985) è considerato uno dei massimi giuristi del Novecento, e senz’altro il più contestato. Tra i più acuti interpreti della Repubblica di Weimar, aderì convintamente al nazionalsocialismo, per poi ritirarsi a vita privata nel dopoguerra (nel 1945 gli fu proibito a vita l’insegnamento universitario), non senza continuare a esercitare una considerevolissima influenza sul dibattito politico e giuridico tanto tedesco quanto europeo. Autore di numerose opere, è ricordato soprattutto (e riduttivamente) per la concezione identitaria del politico, per un sopravvalutato decisionismo e per il suo concetto di diritto come ordine concreto. Tra le sue opere principali, pubblicate anche in italiano, ricordiamo appunto “Teologia politica” (1922).
Red. Cro.