Il viaggio caratterizza tutto il mondo antico: merci, uomini, civiltà, miti e Dèi solcavano le onde del Mediterraneo e attraversavano estese regioni per creare fusioni culturali. Nel libro di Corinne Bonnet e Laurent Bricault, ”Divinità in viaggio – Culti e miti in movimento nel Mediterraneo antico” (il Mulino, 280 pagine, 20 Euro), è possibile conoscere profondamente le modalità di diffusione dei culti precristiani, il loro modo di mescolarsi e di entrare a far parte dei pantheon locali di ogni tradizione, anche attraverso delle ierogamie (matrimoni tra divinità) che permettevano a nuovi Dèi di legittimarsi in territori dove non ancora erano conosciuti. Grazie a questi “matrimoni” nuove divinità si affiancavano a quelle già esistenti entrando a far parte dei costumi dei popoli che li accoglievano. Così “il nome degli Dèi, la loro immagine, la loro traduzione, le strategie rituali, il ruolo dei testi, lo statuto delle donne o degli stranieri, l’immaginario mitico, l’atteggiamento nei confronti della morte e dell’aldilà, il radicamento di un santuario ed il rapporto con il potere” vengono attentamente analizzati all’interno di un volume denso e ben strutturato, in paragrafi chiari ed esplicativi.
Partendo da Tiro, “famosa fra tutte le città della Siria e della Fenica per la sua estensione e per la sua gloria”, Melqart (identificato con il greco-romano Ercole/Eracle) nell’ 814 avanti Cristo si mette in viaggio per fondare Cartagine, “Qart Hadasht, la “Città Nuova”, la “Nuova Tiro”. Allo stesso modo l’iranico Mithra, giungendo a Babilonia, si fonde al dio Shamash, e da lì avvia il suo viaggio verso l’impero romano profondo, diffondendosi soprattutto tra le schiere militari; in questo modo i limes (confini) presidiati dalle legioni divenivano lo scenario in cui nacquero luoghi di devozione legati alla divinità proveniente dall’Iran: un culto misterico al quale fu iniziato anche l’imperatore Commodo. Non solo figure maschili, ovviamente, viaggiavano tra i popoli: Iside, divinità egizia, associata alla Demetra greca, anch’essa comincia il suo peregrinare giungendo fino all’altro capo del mondo, in Britannia, passando per Pannonia e Gallia: “Probabilmente non c’è alcun mito collegato all’Egitto faraonico più celebre di questo che racconta le (dis)avventure di una sorella-moglie in lutto alla ricerca del marito che è anche il fratello, Osiride”.
Sono questi solo alcuni esempi di “divinità in viaggio” che si trovano nel bellissimo libro di Corinne Bonnet e Laurent Bricault; e, dall’altra parte, basta guardarci intorno per capire che ancora oggi Dèi e miti ancora vanno da una civiltà all’altra. A tal proposito, concludiamo scomodando il noto psicanalista James Hillman, scomparso nel 2011 (allievo di Carl Gustav Jung e fondatore della Scuola Archetipica di psicanalisi), il quale in un’intervista a RaiDue, alla fine del secolo scorso, ben specificò che divinità e miti sono ancora tra di noi e viaggiano continuamente, attraverso l’esperienza umana e la cultura, sta solo a noi riuscire a riconoscerli.
Dario Palmesano