CAMIGLIANO – Su tutto il territorio nazionale è diventata una pratica ormai diffusa quella dei Comuni di gestire in forma associata le funzioni fondamentali, al fine di condividere le professionalità e – soprattutto – risparmiare i soldi dei deboli bilanci. Tale pratica, per gli Enti sotto i cinquemila abitanti, è diventato un obbligo dettato dal Ministero dell’Interno. Quest’ultimo, infatti, ha emanato la circolare del 12 gennaio 2015 che ha come oggetto “Esercizio obbligatorio in forma associata delle funzioni fondamentali, mediante unioni o convenziono da parte dei comuni”, con la quale ha stabilito la disciplina attuativa degli obblighi di legge, invitando le Prefetture a procedere al controllo dello stato di attuazione della normativa e di diffidare i Comuni inadempimenti. Il nuovo orientamento legislativo non è piaciuto ad alcuni Comuni campani che si sono affidati al Tribunale amministrativo regionale.
I Comuni di Liveri, Baia e Latina, Dragoni, Teora e di Buonalbergo, insieme con l’Associazione per la Sussidiarietà e la Modernizzazione degli Enti Locali (A.S.M.E.L.) hanno presentato ricorso contro il Ministero dell’Interno e le Prefetture di Benevento, Caserta, Napoli e Avellino; e nei confronti dei Comuni di Domicella, Camigliano, Aquilonia e Foiano di Valforte; chiedendo l’annullamento della nota del Ministero dell’Interno, Dipartimento per gli affari interni e territoriali, del 12 gennaio 2015 avente ad oggetto l’esercizio obbligatorio in forma associata delle funzioni fondamentali, mediante unioni o convenzioni, da parte dei comuni; nonché per l’accertamento negativo dell’obbligo dei comuni di stipulare una convenzione per l’esercizio in forma associata o tramite unione delle proprie funzioni fondamentali.
La Sezione Prima Ter del Tar del Lazio, con ordinanza del 20 gennaio scorso ha stabilito che i dubbi di legittimità costituzionale in merito alla nuova legge, avanzati dai Comuni che hanno presentato ricorso, non sono infondati. Per questo motivo, ha sospeso il giudizio e ha trasmesso tutti gli atti alla Corte Costituzionale che dovrà esprimersi su questo ennesimo tentativo di riduzione dei servizi.
Red.