“Francesco”: un libro di Massimo Borghesi sulle diverse sensibilità del mondo cattolico

“Francesco”: un libro di Massimo Borghesi sulle diverse sensibilità del mondo cattolico

Il libro di Massimo Borghesi, “Francesco” (Jaca Book, 272 pagine, 20 Euro), racconta – come si legge nel sottotitolo – “La Chiesa tra ideologia teocone ‘ospedale da campo’”. Si tratta di un’opera complessa e molto interessante perché parlando di Papa Francesco e più in generale della Chiesa Cattolica affronta i nodi centrali della politica, della cultura, e della geopolitica, a livello nazionale e internazionale. A nessuno sfugge – e l’autore di questo libro ben conosce la materia – che i nodi teologico-politici vanno ad impattare in maniera concreta e pesante nella politica propriamente detta e nelle vicende diplomatiche ai più alti e sofisticati livelli. Massimo Borghesi è professore ordinario di Filosofia morale presso il Dipartimento di Filosofia, Scienze Sociali, Umane e della Formazione, dell’Università di Perugia; tra le sue pubblicazioni più recenti ricordiamo un volume che si collega ai temi trattati in questo su Papa Francesco: “Critica della teologia politica. Da Agostino a Peterson. La fine dell’era costantiniana” (2013).
Quando Jorge Mario Bergoglio diviene Papa Francesco, il 13 marzo 2013, l’eredità ecclesiale che si trova di fronte non è solo quella degli scandali del clero e della corruzione dei costumi. È anche una eredità ideologica consolidatasi nel mondo cattolico dopo la caduta del comunismo: si tratta del modello “americano” fondato sul connubio tra battaglie etiche contro la secolarizzazione (cultural wars) e identificazione del cattolicesimo con il capitalismo e lo “spirito” americano. Intellettuali come Michael Novak, George Weigel, Richard John Neuhaus, Robert Sirico elaborano, a partire dagli anni ’80 questa sintesi attraverso una rilettura, fortemente deformata, della “Centesimus annus” di Giovanni Paolo II; con ciò divengono, negli anni ’90, gli opinion makers della Chiesa negli USA e in Europa. Il mondo cattolico, affascinato in precedenza dal marxismo, si ritrova in un modello ecclesiale e politico liberalconservatore. Una tendenza che diviene teocon, dopo l’11 settembre 2001 e l’avvento delle teologie politiche manichee, per trasformarsi poi nel teopopulismo contemporaneo. L’avvento del Papa latinoamericano provoca la crisi di questa prospettiva e la conseguente reazione con la minaccia dello “scisma americano”. È il dramma della Chiesa odierna, profondamente divisa al proprio interno. Il libro di Massimo Borghesi analizza la stagione dei Catholic Neoconservative e quella della Chiesa di Francesco immaginata come un “ospedale da campo” per un mondo in frantumi, due prospettive profondamente diverse che segnano la coscienza cattolica contemporanea.
Ma esiste una differenza tra l’attuale Pontefice argentino e il suo predecessore tedesco? A giudizio dell’autore di questo libro, “tanto Benedetto XVI quanto Francesco sono figli del Concilio Vaticano II, del dialogo profondo tra Chiesa e modernità rifiutato dalla nuova destra cattolica. Si tratta di un dialogo che tiene presente verità e libertà, universale e particolare, ragione e rivelazione. Il medesimo che Francesco offre nei suoi documenti, da Evangelii gaudiuma Fratelli tutti, nei quali ha delineato la sua terapia rispetto all’antitesi globalizzazione-localismo che ha dilacerato la coscienza politica ed ecclesiale degli ultimi decenni”.

Red. Cro.

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