Il libro di Mirko Breitenstein. “I benedettini” (il Mulino, 152 pagine, 14 Euro), racconta una storia di fondamentale importanza per la nostra identità di europei. All’insegna del motto “Ora et labora”, infatti, collegando ascetismo e vita attiva, il monachesimo benedettino fondato a Montecassino nel VI secolo ha avuto un impatto duraturo sulla società, l’economia, la politica e la concezione stessa dell’uomo nella civiltà cristiana occidentale. Il volume racconta la storia dei benedettini dal loro leggendario fondatore Benedetto da Norcia e dalla “Regola” con cui definì l’essenza religiosa dell’ordine, alle più importanti forme della vita benedettina: dai ricchi monasteri dell’età carolingia al movimento di riforma di Cluny e dei cistercensi, dall’impegno nell’istruzione e nelle missioni alle moderne comunità di preghiera. Con uno sguardo che abbraccia l’intera storia dell’ordine, da Benedetto all’età presente, il libro mette in luce come, pur affrontando ripetutamente nuove sfide, esso sia riuscito a rimanere fedele alle proprie origini.
L’autore Mirko Breitenstein insegna Storia nell’Università Tecnica di Dresda dove dirige il centro di ricerca per la storia degli ordini religiosi. Basta citare qualche passo del suo libro per essere immersi in un’atmosfera di grandiosa suggestione, come è giusta che sia per questa straordinaria avventura: “Eretto sulla cima del colle che svetta sulla pianura, il monastero di Montecassino divenne il centro del mondo benedettino (…). Ai nostri giorni il colle che domina l’antica Cassino non è più solo un’icona della storia benedettina, ma anche di quella europea, e – dopo la distruzione del monastero, nella primavera del 1944 – addirittura della storia mondiale. Qui nel 1964, in occasione della consacrazione della chiesa ricostruita, papa Paolo VI ha proclamato Benedetto ‘patrono d’Europa’, un atto che segna il punto più alto, fino a oggi, della venerazione del santo”.
Non solo Montecassino. “La grandezza del contributo di preghiera offerto da Cluny – scrive Mirko Breitenstein – trovò significativa espressione nella costruzione della nuova chiesa del monastero, già la terza dalla sua fondazione, iniziata nel 1080 sotto l’abate Ugo. Le sue dimensioni oscurarono qualsiasi altra realtà fino ad allora nota. Con circa 190 metri di lunghezza e 80 metri di larghezza, questa chiesa rimase la più grande della cristianità fino all’inizio del XVI secolo, quando iniziò la costruzione della basilica di San Pietro a Roma. Anche se il monastero di Cluny fu abbattuto, insieme alla sua chiesa, tra il XVIII e il XIX secolo, quel poco che ne resta trasmette ancora oggi un senso di antica grandezza”.
Red. Cro.