“I pascià. Storia criminale del clan Bardellino e della discoteca Seven Up”: il libro di Salvatore Minieri fa rivivere al lettore un’epoca non del tutto archiviata

“I pascià. Storia criminale del clan Bardellino e della discoteca Seven Up”: il libro di Salvatore Minieri fa rivivere al lettore un’epoca non del tutto archiviata

PIGNATARO M. – Se il lettore non conoscesse la mano che ha scritto il libro I pascià. Storia criminale del clan Bardellino e della discoteca Seven Up (Spring Editore), riuscirebbe in ogni caso a cogliere le qualità intellettuali e narrative di Salvatore Minieri. Capacità che ha sempre palesato da giornalista, che si erano intraviste nella sua prima opera, I Padroni di Sabbia, e che emergono chiaramente nella sua ultima fatica letteraria.

I Pascià, così come il suo autore, sfugge ad una catalogazione precisa, riesce ad essere insieme tante cose grazie alle diverse sfaccettature che emergono dall’opera. Il testo, infatti, coniuga la scorrevolezza di un romanzo e la precisione di un libro di inchiesta, facendo digerire al lettore questioni complesse anche per il più navigato dei cronisti di giudiziaria.

L’autore gioca con i fatti come con una lente di ingrandimento; mette in fila vicende personali e storia collettiva, riuscendo ad allargare e a restringere il campo dell’immagine con una naturalezza e una disinvoltura che non disorientano in alcun modo il lettore. Anzi, lo tengono sul filo del rasoio come se stesse leggendo un giallo, una storia di cui pur conoscendo il finale aspetta il colpo di scena per una suspense che stenta a calare.

Un pathos che viene innestato su una storia vera, quella del clan Bardellino dai primordi fino alla caduta. Percorso incarnato dalla discoteca Seven up di Formia, esempio spettacolare del successo criminale di Antonio Bardellino e della sua famiglia. Di un clan che, partito dall’anonima provincia casertana, riuscì a influenzare importanti esponenti della politica nazionale e internazionale, dall’Italia al Sud America. Minieri traccia questo percorso mai in modo banale, ma sempre intrecciando il singolo personaggio con la vicenda che vive e con le conseguenze delle azioni individuali e collettive.

Diversamente da quanto fatto da molti suoi colleghi giornalisti e romanzieri, lo scrittore cerca di volare alto sul filo di una analisi che non è mai locale e localistica, pur partendo da Formia o da San Cipriano d’Aversa. L’analisi sulle cause dell’ascesa e del declino della cosca casertana mette insieme elementi di un contesto che va molto oltre i confini ristretti di Terra di Lavoro, e che probabilmente coglie aspetti che il localismo di certi studiosi ha impedito di vedere.

Minieri non dà al pubblico una storia criminale, ma lo spaccato di un periodo (tr fine anni ’70 e anni ’80) descritto con elementi sociologici, antropologici, geografici e politici, dallo sviluppo scomposto a cavallo di due province all’archetipo antropico di una platea civica che ha subito – spesso inconsapevolmente – delle vicende che, senza atti giudiziari, si farebbe fatica a credere. Una pluralità di aspetti che rispecchiano la natura e gli interessi più disparati dello scrittore. Insomma, dopo le prime dieci righe nemmeno più le centinaia di pagine spaventeranno il lettore. L’idea di intessere la storia di una fantasmagorica centrale del divertimento con la violenza di un clan ha quasi il sapore di una parabola biblica sull’impatto che le mafie hanno in territori che si cullano sull’errata idea di vivere in una società sana e giusta.

Red.

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