Il libro di Leonardo Sciascia “Sulla fotografia” (Mimesis, 100 pagine, 12 Euro), a cura di Diego Mormorio, è un autentico gioiello per quanti amano lo scrittore siciliano e per coloro che hanno un interesse anche teorico per le immagini e i ritratti. L’osservazione della realtà da parte di Leonardo Sciascia – così lucida nei suoi romanzi e nei suoi scritti giornalistici – si incontra in queste pagine con l’interesse e la curiosità che l’autore ha sempre nutrito nei confronti della fotografia. Per la prima volta viene qui proposta una galleria di scatti inediti realizzati da Leonardo Sciascia attorno agli anni Cinquanta, appartenenti dunque al decennio de “La Sicilia, il suo cuore”, “Favole della dittatura”, “Pirandello e il pirandellismo” e “Le parrocchie di Regalpetra”, dove è già evidente tutto il senso della sua produzione letteraria.
Tramite queste immagini è possibile ricostruire una sorta di “geografia degli affetti” dell’autore (dalla “sua” Racalmuto alla famiglia, fino ai prodromi del suo celebre viaggio letterario compiuto con l’amico Ferdinando Scianna in occasione della lavorazione a “Ore di Spagna”). A completare il volume, due saggi nei quali Sciascia riflette sui concetti di sguardo, ritratto, tempo e realtà: Il ritratto fotografico come entelechia, un percorso a ritroso da “La camera chiara di Barthes” fino al concetto aristotelico di entelechia che prende in esame la rivoluzione del ritratto fotografico come espressione di disvelamento e, al contempo, di nascondimento, e “Gli scrittori e la fotografia”, una lucida disamina di quei rapporti, strettissimi, che legano fotografia, identità e tempo.
La figura di Leonardo Sciascia (Racalmuto, 8 gennaio 1921 – Palermo, 20 novembre 1989), scrittore, saggista, giornalista, poeta e docente, è quella di un artista della parola solitario, non intellettuale, come non amava definirsi o essere definito, ma uomo di lettere impegnato: è stato sempre attento al clima culturale a lui contemporaneo. Diego Mormorio è nato nel 1953 a Caracas da genitori siciliani; storico, critico della fotografia e saggista, si occupa in maniera originale dei rapporti tra la fotografia e la cultura filosofica e letteraria.
“Naturalmente –scrive Diego Mormorio -, lo confesso, la mia grande ammirazione per Sciascia nacque quasi da ragazzino a partire dal fascino delle sue frasi, prima ancora che dal loro contenuto. Per me la forma precede sempre ogni cosa. La forma è la sostanza del mondo. Nel volgere di qualche tempo, dunque, questa ammirazione per la forma e per la forza della sua intelligenza divenne tout-court un ubi consistam, che mi portò a superare la timidezza: diedi da leggere a Sciascia la mia tesi di laurea in antropologia culturale, che si intitolava Fotografia e cultura in Occidente. Era stato un lungo lavoro sull’origine di questa invenzione, dal quale sono poi giunto alla conclusione per me assolutamente certa e qui impossibile da riassumere: la fotografia è l’anima dell’Occidente, l’invenzione che meglio di ogni altra incarna l’intima essenza della cultura occidentale. A Sciascia il lavoro piacque e ne fece pubblicare la prima parte a Elvira Sellerio, con il titolo Una invenzione fatale e il sottotitoloBreve genealogia della fotografia.
Red. Cro.