“San Totò”: in un libro di Paolo Isotta arte e “miracoli” del grande Antonio de Curtis

“San Totò”: in un libro di Paolo Isotta arte e “miracoli” del grande Antonio de Curtis

Il libro di Paolo Isotta, “San Totò” (Marsilio, 320 pagine, 19 Euro), racconta films, arte, vita, morte e ovviamente “miracoli” del grande Antonio de Curtis. Anche se “chi non ha visto Totò a teatro non ha visto Totò”, si è sempre sentito dire Paolo Isotta da suo padre. Noi ci troviamo tutti, ora, in questa situazione: di Totò abbiamo solo le interpretazioni cinematografiche, molte delle quali contengono spezzoni di Rivista, il che faceva indignare i critici puristi. Paolo Isotta la ritiene invece una fortuna, perché si può così tentare di ricostruire un’immagine intera del sommo attore. Scrive tra l’altro Paolo Isotta: “Per me Totò è un Santo: per l’altezza della sua arte, per la gioia da lui per decenni donata a milioni di persone; gente del popolo, piccola borghesia, poi persino alta, ma anche autentici reietti. Per esser riuscito, con la risata che suscitava, a fare per un attimo dimenticare a tutti, non solo ai reietti, le loro tragedie. E, incredibile, per esser l’idolo dei ragazzi di ogni ceto, da molte generazioni. Affatto disgiunti dalla realtà storica e sociale che aiutò a generarne l’arte, vedono i suoi films e pronunciano le sue battute, entrate misteriosamente nel loro gergo”.
Di Totò hanno scritto storici del cinema, del teatro, antropologi, studiosi della lingua italiana e latina, filologi classici e filosofi della politica, ma mai uno storico della musica come Paolo Isotta, che dichiara di aver affrontato l’impresa non da esperto ma in quanto innamorato di Totò. Nella prima parte del volume si tenta un ardito ritratto, completo e sintetico, del principe de Curtis. La seconda, che rappresenta a modo suo una novità, è costituita da “una scheda per film”, raccontato ora analiticamente, ora brevemente. Il talento di Totò emerge non solo e non tanto nella recitazione, ma nella creazione, attraverso battute memorabili “ai vertici della metafisica”. Egli non temeva la competizione, comprendendo che, quanto meglio veniva accompagnato, tanto meglio il suo genio ne sarebbe emerso, in una sorta d’opera d’arte collettiva. Così, fra teatro e cinema, tra spalle e comprimari, sfilano sotto i nostri occhi grandi personaggi dello spettacolo come Aldo Fabrizi, Mario Castellani, Nino Taranto, Aroldo Tieri, Raimondo Vianello, Paolo Stoppa, Macario, Carlo Croccolo. E poi Peppino (“la più naturale intesa e unico alla sua altezza”), Alberto Sordi e Titina De Filippo, Franca Valeri e Franca Faldini, che di Totò fu l’ultima compagna. Un tributo raffinato e giocoso a colui che affermava di ritenersi lieto di avere fatto per mestiere il comico perché la comicità aiuta la gente a prendere la vita come viene e gliela rende più accettabile.
Paolo Isotta (1950-2021) è stato professore al Conservatorio di musica “San Pietro a Majella” di Napoli. Dal 1974 ha esercitato la critica musicale: per cinque anni al “Giornale” e trentacinque al “Corriere della Sera”. A ottobre del 2015 ha abbandonato quest’attività per dedicarsi allo studio, alla lettura e a comporre libri che diano l’illusione di scrivere qualcosa di meno effimero di articoli giornalistici.

Red. Cro.

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