L’universo culturale elaborato dagli antichi greci è capace di parlarci ancora oggi: quel mondo ha ancora molto da dirci, entra nel nostro quotidiano, nei discorsi attraverso le parole; i suoi miti popolati da Dèi riecheggiano nelle manifestazioni della nostra cultura oramai da millenni.
La religione della Grecia antica e, in generale, il rapporto dei greci con la dimensione del sacro sono stati per anni l’argomento delle riflessioni di Walter F. Otto (1874-1958), storico delle religioni, filologo e in materia uno dei più grandi studiosi del XX secolo; ammirato, tra gli altri, dal filosofo Martin Heidegger e maestro del filologo ungherese Karoly Kereny, che è stato tra i fondatori degli studi moderni sulla mitologia greca. Walter F. Otto nel suo libro “Teofania” (Adelphi, 184 pagine, 15 Euro) condensa le sue riflessioni e il frutto dei suoi studi sull’antica religione greca dipingendo un quadro nel quale gli Dèi immortali permeano l’essenza stessa della vita in tutte le sue complesse molteplicità e sfaccettature. Per Walter F. Otto, il divino che viveva nei miti non era un’entità “totalmente altra”, bensì l’epifania di tutto quello che ci circonda e che appartiene alla nostra esperienza sensibile: “Ciò che ci afferra e che diviene forma nella chiarezza dei nostri sensi e del nostro spirito”.
Gli Dèi si mostrano, parlano attraverso ogni cosa e tramite ogni fenomeno; non sono frutto di invenzioni, né sono semplici rappresentazioni o allegorie: la loro vera e primaria essenza non può essere spiegata, ma solo sperimentata. La prospettiva elaborata in “Teofania” – saggio che può essere considerato a tutti gli effetti il lascito più importante di Walter F. Otto – muove da una critica serrata al positivismo e anche alla mentalità utilitaristica dell’età della tecnica, fattori che ostacolano la reale comprensione della religione greca.
La cultura dell’antica Grecia era profondamente spirituale e creativa; percepirne la voce e la forza è possibile solo attraverso l’ascolto sincero di quello che hanno ancora da dirci i suoi più importanti testimoni, a cominciare da Omero. E’ attraverso lo studio delle narrazioni mitiche che Walter F. Otto dimostra come quei racconti siano in realtà concrete rivelazioni ontologiche; non eventi generati da sogni dell’anima ma il prodotto e l’emanazione della “lucida contemplazione dell’occhio spirituale spalancato sull’essere delle cose”. Il culto, secondo questa prospettiva, non è una semplice immagine dell’evento mitico, una sua riproposizione ritualizzata, bensì l’evento stesso nel senso pieno del termine.
Per tale motivo gli Dèi dei racconti mitici continuano a parlarci e continueranno a farlo: la solarità di Apollo e il caos di Dioniso, per esempio, sono un legame attraverso il quale la religione greca ha raggiunto vette sublimi di elaborazione; la bramosia di Afrodite e l’individualismo di Ermes, demone sempre propizio a chiunque cerchi profitto per sé, restano per noi manifestazioni chiare ed estremamente significative. Anche se di norma la mentalità dell’uomo moderno non riesce a sperimentare nel profondo l’essenza degli Dèi, lo sguardo di questi continua a dirigersi sulle cose umane ed è possibile percepirlo ogni qual volta si è capaci di elevarsi da tutto ciò che è meramente fattuale al fine di contemplare le altezze dove dimorano le forme. Ogni Dio, qualunque sia il suo nome, non è mai una potenza singola, bensì è sempre l’intero essere che si rivela attraverso una sua singola manifestazione.
Massimiliano Palmesano