Un libro di Charles King racconta la rivoluzione degli antropologi ribelli

Un libro di Charles King racconta la rivoluzione degli antropologi ribelli

Il libro di Charles King, “La riscoperta dell’umanità” (Einaudi, 480 pagine, 34 Euro), è l’affascinante ritratto di gruppo di Franz Boas, il geniale fondatore dell’antropologia culturale, e della sua cerchia di coraggiose allieve, che insieme demolirono i luoghi comuni occidentali di razza, genere e sessualità nella prima metà del Novecento. E’ la cronaca ricca di drammi, sfide, sodalizi e amori, di come la nostra società cominciò a mettere in discussione se stessa scoprendo le origini multiculturali del nostro mondo. Sottotiolo del volume: “Come un gruppo di antropologi ribelli reinventò le idee di razza, sesso e genere nel XX secolo”.
“Questo libro – sottolinea l’autore – tratta delle donne e degli uomini che si sono trovati in prima linea nella più grande battaglia morale dei nostri tempi: la lotta per dimostrare  che, nonostante le differenze di colore della pelle, di genere, di abilità  e di tradizioni, l’umanità è una sola. Racconta la storia di uno sparuto gruppo di globalisti in un’epoca di nazionalismi e di divisioni sociali, e l’origine di uno sguardo sul mondo che oggi definiamo moderno e aperto. E’ la preistoria dei terremoti sociali degli ultimi cento anni”.
Sembrava una battaglia impossibile, aggiungiamo noi. Un secolo fa, infatti, tutti erano convinti che le persone fossero predestinate dalla loro razza, sesso e nazionalità a essere più o meno intelligenti, educate o aggressive. Ma il professor Franz Boas della Columbia University, esaminati i dati raccolti, decise che non era per niente così: le categorie razziali erano finzioni biologiche, le culture non venivano fornite in ordinate confezioni etichettate come “primitive” o “avanzate”; una famiglia, un buon pasto o persino il buon senso erano un prodotto della storia e delle circostanze, non della natura. In questo libro, una magistrale narrazione di idee radicali e vite appassionate, Charles King mostra come le intuizioni di Boas e delle sue allieve abbiano dato il via a un fondamentale ripensamento della diversità umana. Le allieve in questione erano delle esuberanti e sconosciute visionarie: Margaret Mead, l’autrice di “L’adolescenza in Samoa”, uno dei libri di scienze sociali più letti di tutti i tempi; Ruth Benedict, il grande amore della Mead, la cui ricerca contribuì a definire il Giappone dopo la Seconda guerra mondiale; Ella Deloria, l’attivista sioux che preservò le tradizioni degli indiani delle Pianure; e Zora Neale Hurston, i cui studi con Boas sono entrati direttamente nel suo romanzo, divenuto un classico, “I loro occhi guardavano Dio”. Tutti insieme mapparono civiltà, dal Sudamerica al Pacifico meridionale e dalle isole dei Caraibi alle strade di Manhattan. Le loro scoperte rivoluzionarie avrebbero ispirato le fluide concezioni di identità che conosciamo oggi. Cari lettori, se vi pare poco.

Red. Cro.

 

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