Un saggio tra storia e antropologia per comprendere le radici del potere

Un saggio tra storia e antropologia per comprendere le radici del potere




Un saggio dove storia, antropologia e filosofia politica si fondono per spiegare meglio i meccanismi che sono alla base della formazione del potere all’interno delle società umane dalla notte dei tempi. Il libro di David Graeber e Marshall Sahlins, “Il potere dei re – Tra cosmologia e politica” (Raffaello Cortina Editore, 652 pagine, 38 Euro), è un viaggio attraverso la storia della sovranità e delle modalità in cui si è espressa. I due autori, tra i più importanti antropologi al mondo, affrontano un tema centrale: da dove viene la sovranità? Perché anche nelle società più semplici alcuni uomini hanno preso il sopravvento e hanno agito come se il potere spettasse loro per qualche ragione sovrannaturale?
La filosofia politica ha cercato nelle infrastrutture (il modo di produzione, tipicamente) le ragioni della stratificazione del sociale, proiettando sul piano religioso la messa in scena “simbolica” del potere “reale”. Secondo l’interpretazione che troviamo nelle pagine del libro, gli dei sarebbero la trasfigurazione del potere dei re. David Graeber e Marshall Sahlins rovesciano la catena causale e fanno dei re gli imitatori di un potere sovraumano che stabilisce una gerarchia cosmologica universale: i sovrani tentano di riprodurre con i loro mezzi il potere ultra-mondano posseduto dagli dei. E’ questa la traiettoria che conduce il lettore attraverso le pagine del saggio in cui il punto di vista antropologico proietta la storia del dominio e dei dominanti in contesti lontani nel tempo e nello spazio, dagli antichi regni del Congo alle popolazioni dell’America precolombiana e alle tradizioni del Madagascar, con unico filo conduttore la volontà di decifrare e capire i meccanismi che sono alla base della stratificazione del potere. Il saggio, con prefazione italiana di Piero Vereni, è un ottimo approccio a questi temi proprio in virtù del punto di vista antropologico, caratteristica che lo contraddistingue e che non lo pone come un semplice volume storiografico, bensì quale manuale etnografico capace di scendere nel profondo della simbologia e della tradizione culturale. E’ una affascinante mappa della parabola del dominio.

Massimiliano Palmesano

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